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lunedì 25 aprile 2011

“Portella della Ginestra”, il dramma inedito di Ignazio Buttitta


La Fondazione Ignazio Buttitta presenterà nel corso di una conferenza dedicata a “La Sicilia resa vitale dalla letteratura “ il dramma inedito di Buttitta “Portella della Ginestra”
“Portella della Ginestra” 
dramma in quattro atti – ritrovato, nel 2010, nell’Archivio storico delle Edizioni “Avanti!”, presso l’Istituto Ernesto de Martino ed ora pubblicato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’IEdM – del poeta e drammaturgo siciliano Ignazio Buttitta (1889-1997) intitolato ‘Portella della Ginestra.
L’ opera, dopo mezzo secolo di silenzio, sarà presentata dai curatori Antonio Fanelli ed Emanuele Buttitta, nipote del poeta.

“Ignazio Buttitta – spiega Emanuele Buttitta – scrisse quattro liriche su Portella. E in altre vi si accenna. La prima fu scritta già nel 1948. E’ il soggetto più trattato nella sua produzione letteraria. E’ il 1957 quando, con questo dramma, come in tutta la sua opera, denuncia lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: le drammatiche condizioni degli schiavi della terra; la rivolta del popolo per la giustizia economico-sociale e lo Stato paradossalmente nemico; il tradimento di classe; il dolore e l’amore della madre per il figlio. Non formula idee nuove, né altrove ce ne sono da cercare: afferma gli ideali di libertà, di uguaglianza, di fratellanza, in quanto espressione di bisogni naturali”.

La scoperta dell’inedito non sorprende. Ignazio Buttitta fu non solo poeta ma anche drammaturgo: ricordiamo, in siciliano, “Lu curtigghiu di li Raunisi” e “Colapesce”. Li precede di diversi anni “Portella della Ginestra. Dramma in quattro atti”, che è scritto invece in italiano. Ignazio Buttitta sembra avvertire la necessità di un più immediato collegamento con il dibattito politico nazionale.
Scrive ancora Emanuele Buttitta: “Concepiva la letteratura come strumento per proporre una visione del mondo, come mito da condividere con altri uomini, per la trasformazione della realtà: doveva comunicare con immediatezza e chiarezza. Per questo usava un dialetto senza arcaismi e un linguaggio semplice; per questo faceva delle piazze, dei teatri, delle scuole, prima che della stampa, il luogo della letteratura”.

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